non lo so..tu lo sai?
venerdì 7 febbraio 2014
domenica 27 maggio 2012
Midori l'amore e le torte
“Ma un giorno pensai: io riuscirò a trovare qualcuno che mi
ami al cento per cento per ogni giorno della vita. L’ho deciso quando ero al
quinto o al sesto anno di elementari.”
“Incredibile,” dissi ammirato. “E ci sei riuscita?”
“Beh, non è facile,” disse Midori. Poi restò qualche istante
a riflettere, guardando il fumo. “Forse per via del fatto che ho aspettato
tanto a lungo, io cerco qualcosa di assolutamente perfetto. Perciò non è
facile.”
“Un amore perfetto?”
“No, nemmeno io aspiro a tanto. Mi basterebbe poter fare i
capricci. Questa perfetta libertà. Mettiamo che io ti dicessi: ‘Ho voglia di
mangiare torta di fragole’, e che tu lasciassi perdere tutto il resto per
correre a comprarla. Tu ritorni col fiatone e dici: ‘Ecco, Midori, la tu torta
di fragole’, e io rispondo: ‘Ah, ma adesso non mi va più’, e la butto dalla
finestra. Ecco, questo è quello che cerco.”
“A me sembra che questo non c’entri niente con l’amore,”
dissi io esterrefatto.
“C’entra e come. È solo che tu non lo sai,” disse Midori. “A
volte per una donna queste cose sono molto importanti.”
“Cosa? Scagliare torte di fragole fuori dalla finestra?”
“Anche. In un caso del genere vorrei che lui mi dicesse: “Ho
capito, Midori. Avrei dovuto immaginare da solo che ti sarebbe passata la
voglia di torta di fragole. Sono uno stupido, senza spina dorsale, una merda di
cavallo. Per farmi perdonare andrò subito a comprare qualche altra cosa. Cosa
vorresti? Una mousse al cioccolato, una cheesecake
?”
“E allora ?”
“Lo amerei quanto merita per quello che ha fatto per me.”
“Mi sembra un ragionamento piuttosto folle.”
“Però per me l’amore è questo. Anche se nessuno mi capisce.”
Disse Midori scrollando leggermente la testa sulla mia spalla. “Per un certo
tipo di persona l’amore comincia anche da cose terribilmente piccole o
addirittura triviali, o non comincia affatto.”
“È la prima volta che incontro una ragazza che la pensa come
te,” dissi.
(norvegian wood- Haruki Murakami)
venerdì 9 marzo 2012
Candle
Bambini in atti di cannibalismo, vogliono assaggiare un po’ della bambina; una gamba di vetro, un cuore stropicciato al centro compongono un quadro, è una sensazione di paura, sotto le coperte gialle ti chiedo di abbracciarmi, e stavolta non riesco a svegliarmi.
La luce è rimasta accesa, internet non funziona, i miei occhi si son aperti, e davanti a me solo la candela di Richter. Sono le 2.02
martedì 21 febbraio 2012
giovedì 5 gennaio 2012
mercoledì 28 dicembre 2011
Al cimitero....
...quanta serenità, mi mancava.
Io comunque sono viva e tu ?
E non sbattermi la porta in faccia. E quelle donne hanno i capelli di riso e verdure, e continuo per il corridoio. Mi ha detto che lo stai dicendo a tutti..è vero? e vedo il mio maglione ..e non è vero che ho rubato la macchina fotografica.
Continuo a ricalcare di rosso la mia rosa.
venerdì 16 dicembre 2011
"A" come...
“Pare che il giorno in cui nacqua Afrodite, gli Dei abbiano tenuto sull’ Olimpo un grande banchetto e che fra i tanti invitati ci fosse anche Poros, il Dio dell’Espediente, o se preferite dell’arte di arrangiarsi. A questa festa accaddero molte cose: arrivò Penìa, la Povertà, ma non la fecero entrare perché era troppo malvestita, e lei rimase fuori della stanza del banchetto nella speranza di rimediare qualcosa, un avanzo o una coscietta di pollo. Poros esagerò nel bere: a un certo punto, completamente sbronzo, uscì all’aperto e, fatti appena due passi, crollò al suolo. Al che Penìa, vedendoselo davanti, lungo disteso, pensò bene di approfittarne. “Io sono la Dea più povera, questo è Poros, il più furbo di tutti gli Dei: chissà che accoppiandomi con lui non riesca a migliorare la mia sorte!” E dall’unione della Povertà con l’arte di arrangiarsi nacqua l’Amore.”
Un lungo mormorio seguì le parole del vecchio filosofo. L’uditorio si fece ancora più attento: voleva saperno di più di questo Amore, così diverso da tutti quelli che fino allora erano stati descritti dai presenti. Socrate se la prese con calma: bevve un lungo sorso di vino, poi si guardò intorno, quasi meravigliato di aver suscitato tanto interesse con il racconto di Diotima, quindi cominciò a descrivere il figlio di Poros e Penìa.
“Amore non è né bello, né delicato, come pensano molti, ma al contrario, a somiglianza della madre, è duro, scalzo, vagabondo, uso a dormir nudo e sulla nuda terra, sui pianerottoli delle case e per le strade, abituato a trascorrere le notti all’addiaccio e sempre in compagnia della miseria. Inoltre, come suo padre, è anche insidiatore dei belli e dei nobili, sempre pronto a escogitare trucchi di ogni tipo, curiosissimo di apprendere, inventare trappole, dedito a filosofare, terribile ciurmatore, stregone, sofista…”
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